Strasburgo
oggi è una città francese, al confine con la Germania. È stata scelta, insieme
a Bruxelles, quale sede del Parlamento europeo, assurgendo a simbolo di quella
conciliazione franco-tedesca, che è stata alla base del processo di
unificazione dell’Europa. È una città nella regione dell’Alsazia che i
prussiani (per semplificare: i tedeschi!) strapparono ai francesi in seguito
alla guerra del 1870, e che restituirono ai vecchi nemici dopo la sconfitta
nella Prima guerra mondiale e la pace di Versailles del 1919. Fu proprio nella
giovane università di Strasburgo, città da poco ritornata francese, che nel
1920 si incontrarono Marc Bloch e Lucien Febvre, esperti
rispettivamente di Medioevo il primo e di Cinquecento il secondo, e la loro
conoscenza si sviluppò rapidamente in amicizia e in feconda collaborazione.
Quella di Strasburgo era una giovane università, caratterizzata da un ambiente
che favoriva l’innovazione, facilitava lo scambio di idee, e, soprattutto,
riconosceva l’immenso valore delle ibridazioni disciplinari e degli scambi
culturali tra specialisti di discipline diverse.
Marc
Bloch e Lucien Febvre sono due giovani storici, con biografie molto simili:
quando si incontrano nel 1920, Febvre ha quarantadue anni, Bloch trentotto. Si
racconta che i loro uffici fossero contigui e le loro porte sempre aperte e che
alle loro continue discussioni si unissero spesso colleghi psicologi,
economisti, antropologi, sociologi che condividevano con grande entusiasmo le
idee innovative dei due giovani professori. Da quell’incontro passeranno nove
lunghi e intensissimi anni prima che dalle loro menti brillanti venga partorita
una vera e propria “rivoluzione storiografica”, così travolgente e
condizionante da poterci permettere di dire che fare storia, dal 1929 in poi,
ha assunto tutto un altro sapore. Il 15 gennaio 1929, infatti, il “gruppo
strasburghese” pubblicò il primo numero di una nuova rivista, il cui titolo “Annales
d’histoire économique et sociale”, rappresentava già una rottura con la
storia tradizionale in auge nel mondo accademico.
Ai
fondatori della rivista si devono molte cose, non ultima una profonda
riflessione sa che cosa significhi essere uno storico, su cosa sia il “mestiere
di storico” (come recita il sottotitolo di uno dei libri più importanti e
famosi di Marc Bloch, “Apologia della storia o mestiere di storico” (pubblicata
postuma nel 1949), su quali siano gli obiettivi principali e le priorità che
uno storico debba porsi e perseguire con tenacia e quali lasciare magari sullo
sfondo, o considerare di importanza secondaria. Jacques Le Goff, uno degli
storici che è stato più degli altri debitore verso Bloch e Febvre, in
un’opera-intervista intitolata “Alla
ricerca del Medioevo”, scrive:
“Nell’anno
1194, nella vasta foresta che ammanta ‘quasi interamente le colline e le
vallate pittoresche tra Sheffield e la ridente città di Doncaster”, due uomini
stanno conversando: Gurth il porcaio e Wamba il buffone. Sono i primi
personaggi che incontra il lettore di ‘Ivanhoe” (un romanzo storico scritto
dallo scrittore inglese Walter Scott nel 1819). […] Fu proprio così che nel
1936 ho scoperto il Medioevo. Avevo dodici anni, vivevo a Tolone dove mio padre
insegnava inglese. Amavo già la storia e da quando avevo più o meno dieci anni
mi era venuta l’idea di studiarla […]”.
Le
Goff continua: “Non pretendo certo di aver scoperto a quella tenera età
l’importanza della civiltà materiale (ricordatevi questa
bellissima espressione!); tantomeno che il mio amore per Ivanhoe riflettesse un
atteggiamento critico nei confronti dei programmi scolastici, spesso limitati
al racconto dei fatti politici, ai ‘grandi personaggi’, agli avvenimenti. Ovviamente
ignoravo che dal 1929 esistesse un certo movimento delle ‘Annales’ che, in
seguito, avrebbe contato così tanto per me” (J. Le Goff, Alla ricerca del
Medioevo, trad. it., Laterza, Roma-Bari, 2003, p. 4, il corsivo/grassetto è
mio).
Eppure,
continua Le Goff, che davvero diventerà (per merito anche un po’ di Ivanhoe, di
Bloch e di Febvre) uno dei più grandi e
acuti storici del Medioevo, c’era qualcosa che lo portava quasi naturalmente e
istintivamente verso la storia, una sorta di nostalgia, una sorta di volontà
di sconfiggere la morte: “ho scoperto un piacere nostalgico, indissociabile
dalla storia in generale che, credo, tutti gli storici conoscono: il piacere
nostalgico di una lotta contro la morte. La storia immerge nella vita del
passato, prolunga quella vita scomparsa, e la resuscita – o per lo meno
immagina di resuscitarla, pur da un lato; nostalgia dell’illusione dell’altro. Così,
per l’adolescente che ero, il mestiere di storico si collocava tra quelli che
l’uomo aveva inventato per vivere e far vivere. Mi sentivo vicino ai medici e
agli artisti – e a questi ultimi probabilmente a causa di mia madre. Insegnava
pianoforte. Vedevo, ascoltavo: bastava posare le dita sulla tastiera per far
rivivere opere del passato, per far risuonare tra noi epoche andate…Un professore
di storia (all’epoca non pensavo di diventare uno studioso) non mi sembrava
molto diverso da un pianista. Bisognava decifrare, imparare, trasmettere
restituendo la vita. I documenti erano lo spartito e, pensando ai medici, il
passato era un organismo umano che bisognava riportare in vita, ad un certo
tipo di vita” (J. Le Goff, op. cit., p. 12).
Lo
storico fa rivivere il passato, fa rivivere l’umano. Ma quale passato?
Ma quali aspetti dell’umano? Se per Le Goff lo storico assomiglia agli
artisti e ai medici, secondo Bloch, invece, “il bravo storico assomiglia
all’orco delle leggende: quando sente odore di carne umana, sa che lì c’è la
sua preda”. Scrive Bloch: “L’oggetto della storia è, per natura, l’uomo. O, più
esattamente, gli uomini. Dietro i tratti concreti del paesaggio, dietro gli
scritti che sembrano più freddi, dietro le istituzioni in apparenza più
distaccate da coloro che le hanno create e le fanno vivere, sono gli uomini che
la storia vuole afferrare. Colui che non si spinge fin qui non sarà mai altro,
nel migliore dei casi, che un manovale dell’erudizione”.
Eccoci così di fronte ad una vera e propria “rivoluzione storiografica”: la storia come la si è tradizionalmente intesa a partire da Erodoto (lo storico greco considerato da Cicerone “il padre della storia”), ossia basata esclusivamente sulla ricostruzione degli avvenimenti politico-militari, viene definitivamente archiviata, almeno da coloro che riconoscono nella metodologia annalistica una sfida e un nuovo e affascinante inizio. Ora l’oggetto della storia diventa l’umano nella sua globalità, gli uomini e le donne nella totalità delle loro attività: il lavoro, la vita privata, le mentalità collettive ecc. La storia non è più mera erudizione e cronaca, ma comincia a diventare qualcos’altro, qualcosa che spero riesca a resuscitare davvero l’umano nella sua interezza, al di là dei re, delle guerre, degli eserciti. Scrive Bloch nella dedica a Febvre che apre l’Apologia della storia: “A lungo e concordemente abbiamo lottato per una storia più ampia e più umana”.
Provate a riflettere sulle vostre esperienze con lo studio della storia. Che cosa vi ha fatto venire in mente la lettura di questa pagina? Che cosa pensate della storia? Che cosa la rende noiosa, che cosa la trasforma in un'affascinante avventura? Cosa si potrebbe fare a scuola per renderla, non più semplice, ma più interessante e significativa per l'interiorità di ognuno di voi? Si accettano consigli (e critiche)....
Buon lavoro a tutti e a tutte. Buona storia. Buona storiografia.
Per me, la storia a scuola a volte diventa un po' noiosa quando si ferma solo ai "grandi personaggi", alle date delle battaglie o ai fatti politicomilitari presi dal libro ,diventa solo una cosa di memoria e cronaca fredda. Invece, grazie a questo testo ho capito che la storia può trasformarsi in una affascinante avventura quando si studia la "civiltà materiale" e la mentalità delle persone comuni, proprio come dicevano Marc Bloch e Lucien Febvre con la rivoluzione di Annales.La citazione di Bloch che paragona lo storico all'orco delle leggende che "sente odore di carne umana" is my favorite part. Mi ha fatto capire che l'oggetto della storia è proprio l'uomo nella sua globalità, con il suo lavoro, la sua vita privata e le sue paure. Questo modo di fare storia tocca la mia interiorità perché ti fa sentire vicino agli umani del passato. Ti dà come un "piacere nostalgico", come spiega Jacques Le Goff quando racconta che da bambino ha scoperto il Medioevo leggendo Ivanhoe, sentendosi vicino ai medici e agli artisti.Come consiglio per la scuola per rendere la storia più interessante e significativa, secondo me si dovrebbe fare meno elenchi di eventi e più indagini, come se fossimo dei detectives del passato. Sarebbe bellissimo analizzare a scuola documenti strani, canzoni antiche, lettere di persone comuni o vecchi oggetti per capire il loro mindset. Questo ci aiuterebbe a capire che la storia non è morta, ma è una cosa viva che serve per capire anche il presente .
RispondiEliminaLa storia è la scienza del sapere e della conoscenza del mondo. Senza di quella, non sarebbe possibile comprendere le cause di guerre, dibattiti politici o anche canzoni, libri e molto altro.
RispondiEliminaPurtroppo molte volte la storia viene vista come lo studio mnemonico di nomi, date e avvenimenti che tutti noi dimenticheremo due giorni dopo il compito in classe, in quanto per la maggior parte degli studi vengono affrontati avvenimenti lontani di secoli che sembrano non avere un riscontro con la realtà in cui viviamo. Personalmente la storia è da sempre la mia materia preferita ma noto che andrebbe affrontata in un modo diverso: studiare la vita, le testimonianze e vari tipi di fonti, invece che solo un testo su cui studiare. Poi soffermarsi sugli ultimi decenni per capire al meglio il mondo in cui viviamo.
Tutti noi dovremmo pensare alla frase Latina "Historia magistra vitae est", per ricordarci come la storia possa sembrare noiosa, ma ascoltare i suoi insegnamenti può aiutarci a evitare di ripetere errori commessi da altri in passato e trarne una morale che ci aiuta a crescere come comunità mondiale.
Sinceramente ho sempre trovato studiare la storia noioso e faticoso, a tal punto da disprezzarla come materia. Arrivata alle superiori invece ho capito che era il metodo che utilizzavo e come mi veniva spiegata che era poco efficace per farmela appassionare.
RispondiEliminaSe già nel 1929 storici come Marc Bloch e Lucien Febvre rivoluzionarono il modo di fare storia perché ancora oggi ci sono professori e professoresse che la raccontano come se fosse una semplice cronaca.
Sono quindi molto contenta e mi sento più entusiasta a studiare la storia sotto il punto di vista sociale e sento anche che la valorizzi perché come dicono i due storici è più umana.
A parer mio , come Le Goff ha evidenziato, la storia deve trasmettere un piacevole senso di nostalgia verso il passato. La storia prima di diventare una materia che tutti noi studiamo a scuola, è l’insieme delle storie di milloni di vite che sono state qui prima do noi. Molto spesso ,il modo in qui viene interpretata dai libri di testo e anche come insegnata dai professori,tende di risultare pesante e purtroppo mi sembra che viene fruita in modo passivo. Se magari riuscissimo a non guardare il passato come una materia da memorizzare , ma come un patrimonio di esperienze umane , la storia tornerebbe a parlarci da vicino.
RispondiEliminaHo sempre percepito la storia come una materia complessa, proprio a causa della cronologia rigida e dello studio delle date, ma non ho mai pensato che fosse noiosa. In effetti, il nostro atteggiamento nei confronti di molte cose dipende proprio da come ci vengono presentate. In tutta la mia vita scolastica ho avuto 4 professori di storia ed è stato proprio il mio primo insegnante a spiegarla come se non fosse un'arte, ma un peso. Visto che si è trattato della mia prima esperienza, è stato lui a radicare in me la sensazione che la storia fosse difficile da affrontare. Naturalmente, quando l'insegnante è cambiato, ho capito che la storia non sono solo date, ma un vero e proprio patrimonio. Per me la storia è una scienza importante, ci racconta letteralmente chi siamo. Perciò, se consideriamo non solo gli eventi in sé, ma anche i pensieri delle persone che ne hanno fatto parte, la storia diventa molto più interessante. Dopo certi eventi, ho iniziato a preoccuparti di una cosa: è andata davvero tutto come c'è scritto? O forse la storia la scrivono comunque i vincitori? Io sono dell'opinione che, se non eri in quel posto in quel momento, non puoi sapere come siano andate davvero le cose. Proprio per questo è importante studiare gli antichi "graffiti" sui muri, le canzoni popolari e le lettere antiche, poiché non solo è interessante, ma lì si può anche trovare la verità.
RispondiEliminaSecondo me la storia perde significato se la si studia concentrandosi soltanto sui personaggi importanti (re, imperatori,... ) e unicamente sulle date che testimoniano eventi di rilievo (guerre, battaglie, nascita e morte di sovrani,...); a parer mio invece dovrebbero essere studiati gli avvenimenti che riguardano tutta la popolazione (inclusi poveri, contadini, schiavi, donne,...) e non soltanto i personaggi che riteniamo abbiano avuto un ruolo maggiore nel plasmare gli eventi, perché se scavassimo a fondo ci renderemmo conto che tutti hanno fatto la storia e non soltanto i leader o i potenti. Ad esempio, analizzando approfonditamente l'origine della prevaricazione di alcune classi sociali (nobili, borghesi,...), possiamo notare che senza le persone più umili non sarebbero esistiti ricchi e potenti, in quanto la loro prosperità si basava maggiormente su questi ultimi.
RispondiEliminaSono sempre stata una persona, fon dalle elementari, a cui non piace assolutamente la storia, l’ho sempre trovata una materia abbastanza pesa da studiare, e noiosa perchè non mi entusiasmava. Ora sono molto felice di provare a vederla da un altro punto di vista e non dal solito dove vengono elencate una serie di date e di eventi, con re e imperatori che si succedono.
RispondiEliminaCredo che studiare storia sia molto importante per ampliare la nostra conoscenza e per capire come la si è evoluta nel tempo.
RispondiEliminaAl giorno d’oggi però consideriamo questa materia come “noiosa” e “ripetitiva “ perché la associamo a un ripetersi di date, eventi, battaglie e personaggi importanti.
Se invece provassimo a cambiare modo di vedere le cose? Incentrandoci non solo sui grandi eventi, ma sul loro processo e su come ciò abbia influenzato il nostro pensiero e le nostre idee.
Ho sempre trovato la storia una materia abbastanza noiosa dato che fiono alle medie mi è stata sempre spiegata in modo molto schematico e il fatto che accadevano spesso le stesse cose quasi allo stesso modo non migliorava la situazione. Alle superiori poi la cosa è cambiata dato che oltre a spiegarci le battaglie il nostro vecchi prof di storia ci spiegava anche la mentalità dietro alle persone che le facevano,e dietro a chi comandava,cercando anche di spiegarci cosa succedeva più in generale,non parlando solo di re e imperatori ma anche di ciò che accadeva al popolo. Questo l'ho apprezzato molto e cedo grazie a questo articolo che non era solo lui a pensarla in questo modo. Spero che in questo anno e nei prossimi questa materia ci verrà spiegata in modo simile,magari stando anche attenti a come un evento del passato abbia influenzato il presente
RispondiEliminaSecondo me la storia spesso viene fatta sembrare noiosa o molto ripetitiva, quando in realtà molti avvenimenti sono particolari e interessanti. Concordo con l'idea di Marc Bloch di cercare "l'uomo" dietro le istituzioni e i nomi, e di non fermarsi solo alle date e ai grandi eventi, per conoscere un tipo di storia più autentico e completo. A renderla noiosa a volte sono le lunghissime liste di nomi che si susseguono al potere, ma su queste prevalgono quei fatti spesso inaspettati e bizzarri che fanno aumentare l'attenzione e l'interesse verso la materia. Penso che dipenda tutto da quanto chi la racconta ne sia davvero appassionato o affascinato.
RispondiEliminastudiare la storia, secondo il mio punto di vista, è veramente fondamentale dato che solo attraverso l’apprendimento di questa materia ci possiamo render conto dei tragici errori commessi nel passato… se viviamo in una società libera e con molti diritti è solo grazie a chi ci ha preceduto.
RispondiEliminaMolti ragazzi oggi la considerano “noiosa” molto probabilmente per la successione di date, di personaggi importanti e eventi elencati, come a “lista della spesa” perciò posso ritenermi d’accordo concordo con Marc Bloch… per far aumentare l’interesse dovremmo soffermarci sulle cause e sulle conseguenze dei conflitti, analizzando a fondo ciò che la storia ci offre.