lunedì 5 ottobre 2026

In principio fu la meraviglia: Severino interprete di Aristotele


 

Vi presento un grande filosofo dell’antichità: Aristotele. È talmente capace che Dante, nell’“Inferno” lo definisce “maestro di color che sanno”. Abbiamo visto come il primo libro della sua “Metafisica” possa essere considerato il primo manuale di storia della filosofia, anche se lui non aveva scelto né il titolo, né tanto meno quella precisa sistemazione del testo. All’inizio della “Metafisica”, Aristotele scrive:
 
“Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia, poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e  poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”.
 
Si trova, in questo brano aristotelico, un termine molto importante per la filosofia: “thauma” (meraviglia), a cui è legato il verbo “thaumazein” (provare meraviglia).
La meraviglia come origine della filosofia, dice Aristotele. E il suo maestro, Platone, aveva scritto nel “Teeteto”: “E’ proprio del filosofo essere pieno di meraviglia: e il filosofare non ha altro cominciamento che l’essere pieno di meraviglia”.
Purtroppo però, la traduzione con “meraviglia” non va affatto bene: la resa in italiano, che non possiede la ricchezza del greco antico, conduce ad un restringimento di significato assolutamente fuorviante. Nella lingua greca “thauma” rimanda a qualcosa di minaccioso, di inquietante: Omero, ad esempio, descrive Polifemo come “un mostro che incita paura (thauma)”. Questa parola greca, che Aristotele pone all’inizio della filosofia, sta a significare anzitutto lo sgomento ancestrale nello scoprire il divenire di tutte le cose, la paura di fronte alla consapevolezza che il mondo, e noi con lui, è sottoposto ad un ciclo continuo di nascita e di morte, la volontà di trovare un rimedio alla fine, al nostro scivolare nel nulla.  
Nessuno può sfuggire al divenire, nessuno può sfuggire alla trasformazione, alla generazione e alla corruzione (per usare, ancora una volta, termini cari ad Aristotele!). Che la cosa ci piaccia o no, siamo su questa giostra e dobbiamo correre la nostra corsa, insieme a tutto il resto…
La filosofia nasce quindi dal “thauma”, cioè dallo sguardo angosciato sul mondo preda del continuo divenire. Ed è proprio di fronte a questo divenire che si arrestarono i primi filosofi: di fronte alla molteplicità dei fatti e ai loro mutamenti continui, la filosofia si costituisce come ricerca di quell’elemento unitario che spieghi il senso e l’accedere complessivo della realtà della natura. La filosofia, come abbiamo visto in classe, inizia quando il pensiero inizia ad interrogarsi sulla natura delle cose, sul loro principio di vita, sul principio regolatore che ne stabilisce l’ordine e le leggi. “Che cosa sono le cose che ci circondano e quale la loro origine?” È possibile trovare qualcosa che si sottragga alla molteplicità e al divenire, che possa sottrarsi a questo destino di morte e cui noi, in quanto individui, non possiamo sfuggire?
La morte era un bel problema per i Greci. Lo è e lo sarà per tutti, ma i Greci, come scrive il filosofo psicoanalista Galimberti, sono stati un popolo che “hanno davvero preso sul serio la morte”. Talmente sul serio che, per definire l’uomo, oltre ad usare i termini “antropos” e “aner”, disponevano anche della parola “znetos” (“colui che è destinato a morire” – “tanatos”, in greco, significa “morte”) oppure “brotos” (“colui che il nulla l’attende”). Altro che angoscia!!!!!
 
A queste domande, che avevano da sempre interessato l’uomo, rispondono i primi filosofi: Talete, Anassimandro, Anassimene, i Pitagorici, Eraclito, Parmenide, i fisici pluralisti, ossia quei filosofi che vengono indicati con l’etichetta “presocratici”. Prima di loro la risposta consisteva nel racconto mitico che narrava in forma poetica la nascita del mondo, mentre adesso si cerca una risposta diversa, affrontando la questione con un atteggiamento teso a spiegare razionalmente la realtà. Ad un certo punto, in un preciso momento della storia della nostra civiltà, cioè nella Grecia del VII secolo a.C., l’uomo ha cessato di accontentarsi delle parole del mito, delle sue risposte e dei suoi rimedi alla paura della morte e ha cercato le risposte della filosofia.
Le soluzioni che forniscono possono sembrare ingenue, ma la domanda a cui cercano una risposta, per quanto millenaria, è ancora viva e vegeta. In attesa di una soluzione che, forse, non arriverà mai.
 
Che cosa pensate della meraviglia filosofica, secondo voi è un istinto naturale dell'essere umano, quell'"animale metafisico", come lo definiva Schopenhauer, che è portato a porsi sempre domande anche con la consapevolezza di non riuscire a trovare risposte? Quali, secondo voi, le domande che angosciano l'uomo? Vi siete mai arresati di fronte allo stupore, alla meraviglia, all’angoscia? E come avete risposto a una situazione così necessariamente umana? O forse pensate che domandare sia solo una perdita di tempo e che questi strani personaggi, a cui diamo il titolo di filosofi, siano degli scansafatiche che a forza di guardare il cielo si scaraventano nel pozzo, e noi con loro?

16 commenti:


  1. A volte ci poniamo delle domande alle quali però non sappiamo dare una risposta certa e questo può provocare in noi una sensazione di inquietudine.
    I “forse” e i “però”,emersi dalle domande, invadono continuamente la nostra mente e i nostri pensieri creando una specie di voragine sospesa tra immaginazione e realtà.
    In questa voragine è racchiusa tutta la “meraviglia” del mondo, la quale però è così ignota all’uomo che finisce col provocarne un senso di angoscia.
    Ci sono molte domande che provocano in noi questa “meraviglia angosciosa” e credo che le più gettonate siano proprio la paura della morte, il non sapere ciò che ci aspetterà una volta portata a termine la nostra vita, il perché della nostra esistenza e della sofferenza.
    Proprio per colmare la mancanza di certezze e risposte che l’uomo, così come i filosofi del tempo, cerca di dare una spiegazione plausibile a ogni evento, analizzando e riflettendo su ciascun aspetto.
    Domandare non è una perdita di tempo, ma è proprio la nostra curiosità e il bisogno di sapere che ci rendono umani e ci spingono a evolverci.

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  2. secondo me la meraviglia filosofica è assolutamente un istinto naturale di noi umani, siamo geneticamente portati a chiederci il perché delle cose. Le domande che più mi angosciano sono quelle sul futuro e sul senso di tutto questo continuo divenire, che a volte fa un po' paura. Personally, mi è capitato di fermarmi davanti a questo stupore e all'angoscia, soprattutto la sera quando si pensa di più, e di solito rispondo parlandone con gli amici o provando a distrarmi.
    In ogni caso, non penso affatto che i filosofi siano dei perditempo o degli scansafatiche anzi, guardare il cielo e farsi domande serve a vivere davvero, non a perdersi. Preferisco mille volte rischiare di cadere nel pozzo piuttosto che vivere passivamente senza capire nulla di ciò che mi circonda. It's totally worth the risk!

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  3. Secondo me la meraviglia filosofica è una cosa naturale per l'uomo perché siamo curiosi del mondo che ci circonda. A volte ci chiediamo ,per esempio, perché esistiamo e che cosa succeda dopo la morte. Sono domande a cui non è facile ricevere una risposta e che possono farci paura o provocare angoscia. In questi momenti, secondo me, è normale sentirsi confusi ma è anche importante provare a riflettere e cercare di capire meglio le cose. Penso che non sia una perdita di tempo farsi delle domande perché ci aiuta a conoscere meglio la realtà in cui viviamo.Per questo credo che i filosofi ci insegnano a non dare tutto per scontato e a guardare il mondo da punti di vista diversi.

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  4. Secondo me l'uomo continuerà sempre a porsi domande di fronte a ciò che è a lui ignoto, come la morte o il dolore, perché tutti noi cerchiamo sempre di spiegare ciò che ci circonda per rendere un concetto più semplice, ma in questo caso non sappiamo dare una risposta a queste domande e continueremo perciò a crearne sempre di nuove. Tutti questi quesiti senza risposta provocano in noi il senso di "meraviglia angosciosa" descritto da Aristotele. Non penso però che sia una perdita di tempo perché è proprio il nostro tentativo di capire l'ignoto che ci ha permesso di dare un senso alla nostra esistenza e di migliorarci.

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  5. la meraviglia ci definisce come esseri umani, curiosi, indagatori e spinti da un desiderio di trovare risposte a tutte le domande riguardo la nostra esistenza… Interrogarsi non è assolutamente una perdita di tempo, abbiamo bisogno di porci domande anche quando sappiamo che una risposta non c’è ed è questo che ci crea angoscia, difronte a questo è necessario però accettare il mistero avendo il coraggio di continuare a cercare senza farci paralizzare dalla paura. Infondo io penso che se qualcuno avesse già trovato una riposta a tutto ciò l’essere umano avrebbe smesso di esplorare e il senso stesso della nostra esistenza sarebbe svanito.

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  6. Secondo me farsi delle domande su ciò che a noi è sconosciuto non è una perdita di tempo, come ad esempio chiedersi cosa c'è dopo la morte, dove torniamo dopo di essa e se esiste qualcosa che si sottrae al cosiddetto divenire ovvero ai continui cambiamenti.
    Queste sono domande alle quali non è possibile avere una risposta e questo crea nell'essere umano una sensazione di angoscia, che è anche data,come disse Eraclito, dal perenne fluire di tutte le cose.
    Ma sono proprio la meraviglia e la curiosità che ci rendono umani e fanno si che il nostro processo di evoluzione continui nel tempo.

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  7. I punti interrogativi che l’essere umano si è sempre posto e , che continuerà a porsi sono infiniti. Il continuo divenire intimorisce l’ essere umano, poiché fa parte della nostra natura guardare al futuro con una certa paura. Io credo che le domande senza risposta faranno sempre parte della nostra vita, sia quelle angosciose sia quelle meravigliose. Una delle questioni più antiche e sentite riguarda proprio ciò che ci attende dopo la morte . Alcuni credono in un paradiso di beatitudine eterna ; altri, invece interpretano l’aldilà come un vuoto assoluto, privo di colori e di sogni. In fondo , in tutta la loro esistenza gli esseri umani non hanno mai smesso di porsi domande e continueranno a farlo.

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  8. Domandare non è assolutamente una perdita di tempo. La curiosità, il porsi domande, cercare risposte e trovare soluzioni è il carburante degli sviluppi che ci sono stati nella storia come ad esempio i miglioramenti nella medicina, nell'agricoltura, innovazioni scientifiche e tecnologiche.
    Le domande a cui non sappiamo dare una risposta ci angosciano perché ci lasciano con un vuoto tra le nostre certezze ma magari a queste domande non c'è nemmeno una risposta precisa e uguale per tutti. È anche questo, per me, il bello di porsi domande perché le risposte sono soggettive e ci permettono di conoscere altri punti di vista.

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  9. Porsi delle domande a cui non c’è una risposta precisa penso sia una cosa che accomuna tutti. Se si pensa a qualcosa che non ha una risposta automaticamente quella cosa ci angoscia e diventa come un pensiero fisso. Ad esempio mi chiedo sempre come qualcosa che accade nel presente possa influire sul futuro o addirittura comprometterlo e ogni volta se ci penso si crea una sensazione di vuoto. Se si potesse rispondere a questo tipo di domande, si vivrebbe sicuramente in maniera più tranquilla, ma credo che se ci fosse una risposta a tutto, il mondo sarebbe indubbiamente più noioso. Alla fine però penso anche che sia importante porci questo tipo di domande, altrimenti al giorno d’oggi non si studierebbero materie come la filosofia.

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  10. Una caratteristica dell'uomo sin dalla nascita è il porsi delle domande, queste possono essere banali ma anche veramente complesse a cui è impossibile dare una risposta. Siamo indotti a porci delle domande per spiegare fenomeni inquietanti che in un futuro vivremo. Ovviamente ognuno di noi si pone queste domande, ma nessuno può, poichè non ha vissuto certe cose, dare una risposta certa. Ognuno può avere una sua interpretazione, semplice o complessa, pur non essendo filosofo, dal momento che noi esseri umani siamo tutti filosofi poiché, contrariamente agli altri esseri viventi,ci poniamo delle domande tutti i giorni.

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  11. L’uomo si pone continuamente delle domande. Alcune sono semplici e quotidiane, e trovare una risposta è facile; altre, invece, sono più difficili e richiedono un pensiero razionale. Tra quelle che mi angosciano di più ci sono le domande sul futuro. Mi hanno sempre detto di vivere il presente e godermi il momento, ma quando devo prendere una decisione importante mi chiedo: se non considero le possibili conseguenze, come posso essere certa di scegliere la strada giusta? La meraviglia filosofica è un’esperienza normale e spontanea per l’essere umano. Ognuno di noi vive la propria vita per la prima volta e, quando si trova davanti a qualcosa di inaspettato, che non aveva mai visto, ascoltato o percepito prima, può meravigliarsi e iniziare a chiedersi come sia possibile e che cosa si nasconda dietro ciò che osserva. Condivido il pensiero di Aristotele secondo cui la filosofia nasce dal thauma , cioè dalla meraviglia. È proprio di fronte a fenomeni che ci appaiono straordinari, quasi incredibili, che iniziamo a porci domande difficili, alle quali non è semplice trovare una risposta. Molte sono le questioni che restano ancora senza una soluzione certa; tuttavia, alcune persone hanno cercato e cercano di affrontarle con un ragionamento razionale.

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  12. Viviamo tutti in un mondo in cui ci sono tante domande e poche risposte. Prima o poi, tutti ci poniamo domande sul senso della vita, sulla morte e sulla nascita, sul futuro, ed è normale, perché l’essere umano è sempre portato a interessarsi a qualcosa. Forse il senso della vita sta proprio nello scoprire cose nuove e nel trovare risposte alle nostre domande? Ma anche quando una domanda è così difficile che non riusciamo a trovare una risposta, penso che non dovremmo scoraggiarci ogni volta, perché anche solo cercare una risposta ci permette di acquisire conoscenze e fare esperienza. Porsi delle domande non è una perdita di tempo, ma una ricerca della verità, personale o universale.
    In realtà, non mi preoccupa il senso della vita, perché ho già trovato da tempo una risposta per me: il senso della vita non è un unico obiettivo, ma ogni traguardo che mi pongo e il raggiungimento di esso. L’importante è non pensarci troppo a lungo, perché nella ricerca del senso della vita si può sia trovare se stessi sia perdersi. Anche la morte ha smesso di farmi paura, dopo averle vissuto accanto per un certo periodo. Non ho paura della morte, ma dei sogni che non riuscirò a realizzare prima che arrivi.
    La domanda che mi preoccupa di più in questo momento riguarda la crudeltà umana e se abbia davvero senso ricorrere alla violenza. Forse la crudeltà è semplicemente un tratto del carattere umano, proprio come la bontà, e forse sarà sempre presente in noi. Questo lo accetto, ma non accetto le azioni che ne derivano. In conclusione, non considero i filosofi dei fannulloni. Al contrario, penso che siano persone che hanno il coraggio di riflettere su questioni così difficili. Forse le loro riflessioni potranno aiutare qualcuno a trovare la verità.

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  13. Secondo me le domande che angosciano l’uomo sono sempre state più o meno le stesse, come “cosa c’è dopo la morte?” oppure “si può davvero essere felici?”. Penso che porsi domande come queste non sia necessariamente utile nel senso pratico, perché magari porta ad un’idea che potrebbe trasformarsi in una soluzione o una risposta, ma non è facilmente realizzabile o raggiungibile concretamente, però di certo aiuta ad aprire i propri orizzonti ed evolvere il proprio modo di pensare. Secondo me la filosofia può portare solo a qualcosa di positivo, ampliando la nostra conoscenza e capacità di interpretazione, perché molti filosofi propongono diverse prospettive su uno stesso argomento, lasciando ad ognuno la libertà di fare propria una lettura di una questione più che un’altra.

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  14. Secondo la mia opinione non è tanto la domanda in se a dare angoscia quanto la risposta che pensiamo di poter dare a questa domanda, che alcune volte sono anche giuste. Una volta che ho provato una meraviglia angosciosa è stata quando ho letto il libro di un autore,di circa 10 pagine e facente parte di una raccolta in cui narrava che da un piccolo oggetto vide l'intero universo,in poche parole qualcosa che è ritenuto sconfinato, infinito. La domanda (sottointesa) principale dell'autore era abbastanza semplice ma anche, come possiamo dire,meravigliosamente angosciosa:potremmo realmente vedere o percepire l'infinito con la nostra mente ?

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  15. Questa costante ricerca, questo continuo domandare e provare a trovare delle risposte è naturale nell'essere umano. la meraviglia filosofica è qualcosa che ci accomuna tutti. voler conoscere e sapere ciò che ci circonda non è affatto stupido. chi non si pone o non si è mai posto delle domande, secondo me è solo un ignorante, che rifiuta la ricerca del sapere. la morte, ciò che c'è dopo di essa, se esiste un dio; queste sono tutte domande che un pò, o almeno a me, mi hanno sempre creato angoscia. perchè sono cose che l'essere umano non potrà mai scoprire. perciò non ritengo le domande dei filosofi inutili ma spunto di riflessioni e dibattiti.

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